In che modo gli accordi commerciali dell’UE bilanciano i diritti dei governi con quelli degli investitori?

In che modo gli accordi commerciali dell’UE bilanciano i diritti dei governi con quelli degli investitori?

Molti accordi commerciali, inclusi gli oltre 1 000 che coinvolgono i paesi membri dell’UE, consentono alle aziende di chiedere un risarcimento se ritengono di essere state discriminate dai regolamenti governativi. Il trattato di Lisbona del 2009 ha trasferito all’UE la responsabilità di negoziare gli accordi per gli investimenti.

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Le clausole a tutela degli investitori negli accordi commerciali sono pensate per dare alle imprese le certezze di cui hanno bisogno per investire e creare posti di lavoro. Tuttavia, l’opinione pubblica ha sollevato le sue preoccupazioni quando un’azienda di sigarette ha utilizzato (senza successo) queste norme per fare causa all’Australia per le sue politiche di sanità pubblica che contrastano il consumo di tabacco; o ancora, quando una società energetica svizzera ha chiesto un indennizzo alla Germania per aver abbandonato l’energia nucleare (il caso è ancora aperto). Molti sostengono inoltre che i tribunali arbitrali dove vengono discusse le cause diano troppo potere agli interessi privati senza uno scrutinio pubblico.

In risposta a queste preoccupazioni, la Commissione europea ha proposto un nuovo approccio per la tutela degli investimenti e la creazione di un sistema giuridico per gli investimenti permanente, con giudici impegnati a tempo pieno nella risoluzione delle controversie in maniera trasparente.

Le nuove norme, incluse nei recenti accordi commerciali con il Vietnam e il Canada, definiscono diritti limitati per gli investitori, garantendo che i governi possano continuare a salvaguardare l’interesse pubblico.

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